(s)Criteri della mobilità

Raffaele Maisano


E’ notizia di ieri che 81 docenti, vincitori di concorso per le materie caratterizzanti dei Licei Musicali, diffidano il Miur pretendendo (ovviamente a ragione) di essere assunti nel minor tempo possibile. Come era facile intuire (già tempo fa) i nodi sarebbero venuti al pettine. E, in genere, i nodi divengono più resistenti tanto più tempo passa nel profondo silenzio. Diversi mesi fa l’Unams Scuola organizzò un convegno a Cava de’ Tirreni (qui potete leggerne il resoconto) a seguito del quale un collega ci accusò anche di prendere in giro i docenti presenti, agitando inutilmente le acque e creando, a suo dire, problemi di fatto inesistenti.

Il convegno semplicemente testimoniò che due categorie, docenti utilizzati (da un lato) e vincitori di concorso (dall’altro), giuridicamente parlando (e dunque non esprimendo giudizi né morali né personali), hanno diritto ad ottenere la cattedra a tempo indeterminato. E neppure, noi semplici pensatori, possiamo “pesare” il diritto– spetta ad un giudice, almeno fin quando l’Italia conserva lo status di Stato di Diritto. Ci appariva, soprattutto, e ancora ci appare, che ripetere gli atteggiamenti dei “capponi manzoniani” possa solo nuocere alla categoria e privilegiare chi, in questa faida, attende seduto sul lato del fiume l’anima esanime della Riforma degli studi musicali.

Il problema, preservando un barlume di giustizia, è stato risolto (salomonicamente parlando) spartendo il 50% delle cattedre a testa. Ora il quesito è: il 50% di quanto?

Le cattedre nei Licei Musicali (all’a.s. 2014/15, dati Miur) risultano essere 2593 -in 113 licei considerati nell’indagine- per le discipline caratterizzanti; è lecito immaginare, allora, che ad oggi il numero sia anche più elevato. Sarebbe dunque facile al Ministero dare stabilità ai docenti vincitori (poco più di 600 ad oggi, su 1104 messi a bando) e, contestualmente, permettere ad una parte dei docenti attualmente utilizzati di essere “mobilitati” sui posti: è sufficiente, semplicemente, trasformare in cattedre di diritto il doppio dei posti necessari all’assunzione dei vincitori di concorso. I soldi dovrebbero esserci (i famosi 140 milioni di euro stanziati dalla Legge di Stabilità 2017): basta solo non fare scelte diverse per indirizzare le risorse altrove.  

 

 Considerazioni personali

Che i vincitori di concorso abbiano, moralmente parlando (ovviamente è una mia modesta considerazione), un peso maggiore è fuor di dubbio. Molti non hanno neppur la minima idea di cosa un individuo debba sopportare per diventare oggi docente: studi, corsi abilitanti (biennali e/o triennali) e poi concorso. E poi, al concorso, ti trovi ad essere giudicato dalla stessa persona che occupa il tuo posto (l’utilizzato, appunto). Premetto che di docenti utilizzati ne conosco tantissimi (alcuni eccellenti, alcuni bravi, altri meno, docenti che comunque hanno lavorato per sette anni alla strutturazione di un percorso di studi partendo, di fatto, dal nulla) e di molti conosco anche le virtù umane e morali (e dunque sono certo di un loro perfetto metro di giudizio come commissari), ma una domanda mi sorge: è normale essere giudicati da chi, poi, deve dividere con te il tuo posto? A voi la risposta. Comprendo anche che la situazione era quella ed una soluzione diversa era quasi impossibile per la normativa della scuola (magari si poteva evitare che il docente in utilizzo nella città X fosse in commissione nella stessa città, oppure - come è anche successo – che presidente di commissione e docente commissario fossero dello stesso Liceo: un minimo di buon senso non guasta).

Al netto di tutti i ricorsi ora aperti, la situazione dovrà essere normalizzata perché – alla fine – a pagarne di questa instabilità sono tutti (in primis gli studenti, poi a caduta i docenti). E siccome stiamo parlando di una struttura, il liceo musicale, con ancora i piedi di cristallo, dovrebbe essere interesse di quelli che ora ci lavorano e dopo ci lavoreranno (quelli che lavorano altrove sono lì in attesa aspettando il cedimento strutturale) dare solidità al sistema, solidità che si otterrà solo con il serrate le fila

Spero solo che, da tutta questa mal gestita vicenda, chi di dovere impari che essere docenti in servizio significa appunto essere in servizio, in primis verso gli alunni, e non certo utilizzare (scusatemi il termine iper-abusato in questo caso) le riforme  dello Stato come se fossero opportunità per conquistarsi l’ambito trofeo.